SE QUESTO NON E’ UNO STRATEGA! #pb2013 #elezionipolitiche #governo #benecomune

Tredici mesi fa, pare un secolo, Bersani era il leader di un partito lacerato all’interno, in cui molti maggiorenti non volevano mandare giù il rospo della foto di Vasto e si ripromettevano di mettere in minoranza il segretario. I sondaggi davano già il Pd come primo partito, ma ben al di sotto del 30%, con il Pdl che perdeva colpi, ma non era ancora franato. La foto di Vasto non arrivava al 40%, con la prospettiva di una precaria maggioranza al senato. In questo scenario, davanti a Bersani si presentò un dilemma: chiedere di andare alle elezioni subito, ignorando l’appello di Napolitano, o appoggiare un governo chiamato per fare scelte impopolari. In realtà, non c’era nessuna scelta: il governo Monti avrebbe comunque avuto la maggioranza, con o senza Bersani, perché tutta l’area centrista del Pd lo avrebbe appoggiato, a costo di spaccare il partito (come dimenticare i biglietti d’amore in aula di Enrico Letta per SuperMario!). A quel punto, Bersani fece di necessità virtù, dando l’appoggio al governo, ma ritagliandosi un profilo critico, destinato, col passare dei mesi, a diventare sempre più preponderante: basta confrontare la bozza Fornero con l’omonima riforma per rendersene conto. In questi tredici mesi, inoltre, il segretario ha dovuto fronteggiare gli attacchi di Di Pietro e della sinistra radicale, tendenti a erodere il voto piddino più legato alle questioni sociali; l’irresistibile ascesa di Beppe Grillo, abile surfista sull’onda del malcontento; e soprattutto, la sfida interna lanciata da Renzi per la leadership in vista delle elezioni politiche.

Oggi, dopo questi complicatissimi mesi, Bersani si ritrova con un partito saldamente nelle sue mani, nettamente cresciuto nei consensi, capace di oltrepassare il 40% col solo apporto di Sel e Psi e con un arcipelago di movimenti e liste civiche in grado di portare ulteriori consensi alla coalizione, con dipietristi e antagonisti vari che brancolano nel buio, montiani alle prese con un leader che vuole scendere o salire in campo, ma non vuole sporcarsi i calzoncini,  pidiellini a fare i conti con l’eterno ritorno e M5stelle con dissidenti che spuntano come funghi. Ma non è strategia: solo fortuna!

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