DUE MEDITAZIONI LEOPARDIANE #giacomoleopardi #poesia #pensiero

leopardi 2

L’infinito, l’incommensurabile, l’atemporale; davanti ad esso, il poeta si pone con 2 azioni, mi si passi l’ossimoro, statiche, sedersi e mirare, ma le coniuga al gerundio, nel divenire, perché l’uomo non può bearsi della semplice contemplazione, deve afferrare, comprendere. Viene in mente la prima elegia duinese di Rilke: “e i sagaci animali , lo notano che, di casa nel mondo interpretato, non diamo affidamento” (trad. Enrico e Igea De Portu). Non resta che l’abbandono, il dolce naufragio, prima che il pessimismo divenga cosmico.

Le magnifiche sorti e progressive – dodici anni appena dal “Catechismo degli industriali” di Saint-Simon, poco più di cinque dal “Corso di filosofia positiva” di Comte, il fanatismo scientista ancora di là da venire;  rovesciando con ironia  il senso di una frase del cugino Terenzio Mamiani, politico e filosofo di successo, Leopardi coglie il paradosso postmoderno della fede nel progresso tecnologico. Eccolo, inconsapevolmente titanico, il poeta prometeico, il veggente.

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