DUE MODI PER BYPASSARE IL #PORCELLUM #pb2013 #berlusconi #leggeelettorale #pdl

Con la stessa credibilità che può avere un comico che non ha fatto ridere quando esce a prendere gli applausi, Berlusconi annuncia (o minaccia?) la sua ennesima discesa in campo. Non mi interessa tanto confutare il suo grido di battaglia, già di per sè abbastanza afono, “si stava meglio quando c’ero io”; basterebbe pensare a quanta parte ha avuto l’esplosione dello spread, nel suo ultimo anno di governo, nell’aumento del debito pubblico e, conseguentemente, nell’impossibilità di trovare fondi da investire nella crescita, per mettere un freno al galoppare della disoccupazione dovuto alla recessione. No, non mi interessa: rischierei di passare per difensore di Monti, quando già dal novembre del 2011, non appena la nomina a senatore a vita palesò la natura programmatica del suo governo, ne avversai la prospettiva riformistica, ritenendola non al passo coi tempi e espressione di una cultura che aveva grandi responsabilità nella crisi; i fatti mi hanno rafforzato in questa convinzione. Ma ciò che mi preme è ragionare su come questo annuncio (o minaccia) possa influire sulla riforma elettorale. A Berlusconi va bene il Porcellum perché gli consentirebbe di avere un certo numero di fedelissimi nel prossimo parlamento, eletti col listino bloccato; perciò, se davvero ha intenzione di candidarsi come leader (il suo potrebbe anche essere un tentativo per alzare la posta per mercanteggiare una buonuscita e dar via libera al fantomatico Monti bis) farà di tutto per mantenerlo.

Il partito democratico, dal canto suo, non avendo i numeri per far valere le proprie proposte, dovrà fare per forza di necessità virtù, bypassando l’obbrobrio delle liste bloccate, dando in questo modo continuità all’apertura alla partecipazione, vero leit motiv della segreteria Bersani, palesatosi inequivocabilmente con le recenti primarie. Ci sono due modi per bypassare il porcellum: il primo, evidentemente, è il ricorso alle primarie per la scelta dei candidati, metodo che trova un inconveniente nella ristrettezza dei tempi per mettere in campo una mobilitazione simile; il secondo è rappresentato dal riservare solo una minima percentuale di candidati, diciamo il 10-15%, all’apparato, lasciando il resto alle indicazioni della società civile e dell’associazionismo.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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