RENZI: ANALISI DI UNA SCONFITTA #pb2013 #adesso #primarie #ballottaggio

 

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Premetto: non ho mai considerato Renzi né il figlioccio di Berlusconi, né uno di destra; la smania di arrivare lo ha costretto a prendere la scorciatoia del consenso trasversale a tutti i costi, facendosi attorniare da personaggi come Zingales, uno, che per intenderci, alle ultime presidenziali Usa ha fatto un endorsement per Romney; o come Ichino, senatore per sbaglio del Pd con posizioni avversate dal 95% del partito; o come Gori, manager e produttore televisivo specializzato in reality.

La sconfitta di Renzi è tutta strategica e risiede nel non aver voluto dare una connotazione chiara, un’identità certa al suo progetto, leggendo il presente e il futuro in una chiave anti-ideologica, proprio mentre Bersani trovava il suo consenso attorno ad un’interpretazione non tanto ideologica, ma identitaria dello stato delle cose, risvegliando – e qui sta la vera cifra politica delle primarie – una coscienza collettiva del centrosinistra sopita da più di vent’anni. In pratica, Renzi, il rottamatore, si è posto in continuità col “ma anche” di Veltroni” come strategia strettamente politica ed in continuità con Berlusconi dal punto di vista della comunicazione, anche se ne ha proposto una versione decisamente più sobria. La sua unica possibilità di vittoria risiedeva nel coinvolgimento di masse aliene al centrosinistra tradizionale ed è per questo che, soprattutto negli ultimi giorni, ha dimostrato un eccessivo nervosismo sulle regole.

L’apparato c’entra poco, anche perché uno che diventa presidente di provincia a 29 anni e sindaco della capitale culturale d’Italia a 33, non può certo fare il verginello. E’ la sua proposta liquida ad essere stata bocciata da una risorta coscienza collettiva del centrosinistra; se gli fosse capitato Veltroni o Rutelli, statene certi, avrebbe vinto a mani basse.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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