#AMLETO E LA #VENDETTA: UN #ELEFANTE IN UNA #CRISTALLERIA

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La vendetta di Amleto, apparentemente, è dettata esclusivamente dal sangue; un classico delitto d’onore, sancito dal diritto naturale.

Ma allora perché il principe immalinconito si lamenta che il suo sangue non ribolla abbastanza di fronte all’evidenza? Perchè afferma con autodisprezzo di essere capace solamente di sfogarsi a parole “come una prostituta, con un turpiloquio da facchino”?

Al sangue basterebbe un sospetto fondato o la visitazione di uno spettro rivelatore per scatenare la sua furia, ma Amleto vuole la prova empirica del misfatto e la ottiene attraverso la rappresentazione del regicidio; contro il sangue, nessuna diga morale può reggere, ma lui indugia davanti alle preghiere dell’usurpatore.

Più che dal sangue, la sua vendetta è mossa dal crollo delle “magnifiche sorti e progressive” immaginate negli spensierati anni di studi di Wittemberga; ed è per questo che, per essere placata, non può essere sufficiente l’assassinio dell’usurpatore, ma c’è la necessità di un’ecatombe che travolga anche chi, come Ofelia, nelle sue intenzioni sarebbe dovuta rimanere estranea al macabro disegno catartico.

Perchè, quando al ribollire del sangue si sovrappone il crollo di ogni prospettiva futura, il vendicatore non può che comportarsi come un elefante in una cristalleria.

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