UN’ANALISI DEL VOTO IN SICILIA #elezioniregionali #sicilia #crocetta

Il risultato ormai delineatosi delle regionali siciliane si colloca nel solco tracciato dalle amministrative di maggio, sia pure con le logiche specificità che derivano dalla forte caratterizzazione socio-politica dell’isola.

Il Movimento 5 stelle conferma l’exploit della tarda primavera, ma la novità è che l’exploit stavolta è avvenuto nel profondo sud, zona finora ostile ai grillini. Basta andare a vedere i risultati della corsa a sindaco di Palermo di 5 mesi fa, nella quale il candidato 5 stelle è arrivato quinto, surclassato da 2 coalizioni di centrosinistra e 2 di centrodestra. Accanto a questo elemento di positività per il M5stelle, ce n’è uno di negatività, rappresentato dalla percentuale di astenuti oltre il 50%, sintomo di una scarsa capacità attrattiva dei grillini nei confronti dell’elettorato deluso dai partiti tradizionali, principalmente del centrodestra, in maniera antitetica rispetto a quanto avvenuto a Parma lo scorso maggio.

Per il centrosinistra, se non si può parlare di vittoria nei consensi, il fatto di aver piazzato Crocetta a Palazzo d’Orleans, sia pure nella precarietà dei numeri, rappresenta un’opportunità storica alla quale occorre dare il degno seguito. Se poi si va sul particolare, l’aver portato l’udc a sostenere Crocetta è un capolavoro strategico dell’ex sindaco di Gela e soprattutto del segretario del Pd Bersani. Viceversa, l’azzardo della coalizione idv-sel-fds-verdi, per altro già azzoppata dal pasticcio dell’anagrafe di Fava, si è rivelato, come prevedibile, totalmente fallimentare. L’ala radicale si è dimostrata incapace di contestualizzare le elezioni in una terra così fortemente connotata, preferendo inseguire il voto di protesta, appannaggio quasi esclusivo di Grillo, piuttosto che  convergere sulla figura vincente di Crocetta, ex Pci e rifondazione.

Per finire, la rovinosa caduta del centrodestra è il definitivo triplice fischio sul ventennio corto (o del corto), proprio perchè avvenuta in quella che dal ’94 ad oggi è sempre stata la più formidabile rocca del potere berlusconiano.

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