ETICA PUBBLICA E INVIDIA SOCIALE #costipolitica #pensionidoro

senato

La sacrosanta indignazione per il degrado dell’etica nell’amministrazione pubblica spesso si risolve in una strumentale e aprioristica denuncia del livello di retribuzione dei politici e dei manager pubblici. Stando il fatto che tale livello risulta spesso ingiustificato e ingiustificabile, oltre che non in linea con il corrispettivo delle più avanzate democrazie europee, alle quali bisognerebbe rifarsi, occorre fare alcune considerazioni.

Focalizzare l’attenzione esclusivamente sul livello retributivo denota una conoscenza superficiale delle dinamiche della politica, la quale non può essere paragonata a un mestiere come gli altri da svolgere per un tot di ore giornaliere per poi staccare completamente fino al turno successivo. Il buon politico non può chiudere la serranda del tutto o, se la chiude, deve essere pronto a riaprirla in qualsiasi momento se c’è la necessità. Inoltre, la buona politica, orizzonte da raggiungere, prefigura competenza e integrità dei delegati, quindi un lavoro qualitativamente alto che deve avere un livello retributivo adeguato.

Altro punto focale è rappresentato dalle cosiddette pensioni d’oro, per le quali l’indignazione popolare chiede un taglio indiscriminato, senza considerare quanta parte di quelle pensioni derivi dalla contribuzione, anch’essa d’oro, che il pensionato aureo ha versato nel corso degli anni.

Per quanto riguarda i contributi pubblici ai partiti, se ne chiede a gran voce l’eliminazione e la sostituzione con contributi volontari privati, ma non si considera la deriva lobbistica che una tale riforma comporterebbe, dato che in questo modo la rappresentanza politica verrebbe quasi esclusivamente foraggiata dalle classi più abbienti, le quali, logicamente, sarebbero ben disposte a finanziare i partiti portatori di politiche a loro favorevoli.

Altra questione sollevata riguarda il numero, oggettivamente alto, di persone che campano di politica; ciò non giustifica l’assioma imperante ‘meno sono, meglio è’; sarebbe auspicabile, piuttosto, un adeguamento agli standard delle altre democrazie europee, nelle quali non trova posto il superfluo parassitario, ma viene garantito il giusto efficiente.

Concludendo, l’indignazione popolare per essere veramente sacrosanta dovrebbe riuscire a tenere a distanza l’invidia sociale di chi vede nella politica esclusivamente una casta di privilegiati, perchè chi non riesce ad andare oltre questa visione, nel caso riuscisse ad entrare a far parte della casta, si comporterebbe esattamente come i Fiorito, Lusi e Belsito emersi in quest’ultimo scampolo di seconda repubblica, se non peggio. La disonestà, almeno che non si voglia dar retta alle sconfessatissime teorie lombrosiane, non è una questione antropologica, ma culturale.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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