2013, un bivio per l’Italia. #vendola #bersani #renzi

Credo che il gap che divide l’Italia dal resto delle democrazie europee avanzate sia sostanzialmente dovuto al fatto che il belpaese non ha mai avuto una stagione socialista o socialdemocratica. Gli aborti prodiani, concepiti all’insegna del tutti dentro contro Berlusconi, si sono rivelati inefficaci nel riformare lo stato sociale e portarlo a un livello più vicino a quello delle migliori democrazie europee; i compromessi fatti per allargare quei cartelli elettorali, tra dirigenti di partito dalle istanze contrapposte e inconciliabili, non ha consentito di scalfire il sistema clientelare che, con la sua logica del do ut des, ha favorito lo sviluppo della corruzione fino ai livelli attuali.

Certo, qualche spiraglio di riformismo socialdemocratico nelle esperienze del ’96 (rimpastata con cambio nel ’98 e successivamente) e in quella biennale del 2006 c’è stato e un nome su tutti ha tentato di portare l’Italia in quel cammino di ammodernamento, Pierluigi Bersani, pur se le sue riforme sono state azzoppate dalle strumentalizzazioni corporativistiche o ideologiche provenienti anche dall’interno della sua stessa maggioranza.

Con le elezioni del 2013 ci troveremo di fronte alla possibilità di riprendere – o meglio di inaugurare, per una buona volta e in maniera definitiva – quel percorso di riorganizzazione dello stato nel senso dei diritti e delle pari opportunità di genere e di classe. Le opzioni del centrosinistra sono tre, come si sa: la linea socialdemocratica di Bersani, la linea moderata, modernista e generazionale di Renzi e quella più radicale di Vendola: ecco, Renzi e Vendola sono i cateti di un triangolo rettangolo, Bersani ne è l’ipotenusa e come si sa, l’ipotenusa è la radice quadrata della somma dei quadrati dei cateti, dunque il vero unico punto di medietà che può catalizzare attorno a se il massimo possibile del consenso (nonostante il pasticciaccio brutto che si preannuncia con la riformetta post porcellum) e vincere le elezioni, scongiurando così  l’ennesimo accanimento terapeutico del neo liberismo, unica alternativa alla socialdemocrazia bersaniana, a meno di un improbabile exploit dell’anarco fascismo grillista oltre il 40% dei consensi.

E ora i duri e puri continuino pure con la loro guerra santa contro Bersani; i radical shit, dai loro salotti, madama la marchesa, continuino a sognare panglossianamente il loro ideale ‘migliore dei mondi possibili’: tutti, indistintamente, inconsapevolmente o meno, poco importa, vanno a parare dalla stessa parte, verso il definitivo riproporsi del neoliberismo e per questo tutti, indistintamente e consapevolmente, sono avversari ai quali non va risparmiato nessun colpo, finanche il più basso. Perchè, se malauguratamente ci sarà un nuovo governo neoliberista, avrà magari il sorriso sobrio e rassicurante sul volto, ma, statene certi, dentro la bocca i canini saranno aguzzi come mai prima.

Alberto Massazza.

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nessuna pretesa di verità, ma aprire qualche finestra
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